SENECA (Quaest.nat.,II,32,2)= Hoc inter nos et Tuscos … interest: nos putamos, quia nubes collisae sunt, fulmina emitti, ipsi existimant nubes collidi, ut fulmina emittantur, nam, cum omnia addeum referant, in ea opinione sunt, tamquam non, quia facta sunt, significent, sed quia significatura sunt, fiant. La differenza fra noi e gli Etruschi … è questa: che noi riteniamo che i fulmini scocchino in seguito all’urto delle nubi; essi credono che le nubi si urtino per far scoccare i fulmini; tutto infatti attribuendo alla divinità, sono indotti ad opinare non già che le cose abbiano un significato in quanto avvengono, ma piuttosto che esse avvengano perché debbono avere un significato …

 

X è un progetto sull’idea di fato nella cultura etrusca; una tetralogia audio-visiva scandita in quattro momenti differentemente formulati come altrettante invenzioni sulla ritualità della disciplina etrusca. Quattro tempi/capitoli di un’unica performance comprendenti: un’operazione site-specific (X-RASNA), una installazione ambientale (X-L’OMBRA), un’azione rituale (X-CLAVIFIXIO), una performance per il teatro (X-PHERSU).

NW - REGIONES MAXIME DIRAE

L’etrusca era una cultura molto religiosa, che aveva in animo di dominare ed arginare la tremenda avversità di un destino vissuto ed inteso come forza inclemente. Gli etruschi credevano nell’ineluttabilità del fato, delle sue forze indomite, prive di controllo. Secondo quella suddivisione del cielo che consentiva di interpretare la forma di un fegato, il volo degli uccelli o la caduta di un fulmine, nella parte nord occidentale del quadrante abitavano le divinità infere o del fato. È da rilevare la coesistenza, se non l’equivalenza, di destino e divinità ostili. Tutto procedendo dalla divinità, all’uomo non restava che interpretare i segni lasciati dal Cielo ed eseguire minuziosamente i rituali prescritti in favore. Un’ossessione divinatoria, un abbandono alle regole rituali/cultuali, un forte senso delle potenze naturali che probabilmente portò gli etruschi, nel tentativo d’ingraziarsi gli dei, a compiere anche dei sacrifici umani.

OPERA - X

X è un segno grafico, non pronunciabile, equivoco; un segno che individua l’immaginario e leggendario scarto conoscitivo tra la possibile lettura e l’incompleta comprensione di un testo in etrusco.

Il segno X rappresenta il numero dieci per i romani, cultura che erediterà in larga misura quella etrusca. Dieci erano i mesi del calendario etrusco prima e romano poi. Dieci erano inoltre i secoli che il fato aveva assegnato alla civiltà etrusca.  Gli etruschi, per indicare il numero 10 scrivevano +, altra rappresentazione grafica di X..

Ma X è anche l’ics, il segno dell’incognita. L’incognita rappresentata per tanto tempo dal popolo etrusco, dalla loro lingua e dalla loro origine e provenienza; l’incognita che nell’immaginario collettivo rimane ancora associata al loro nome. Ed X, come simbolo indecifrabile, è anche l’ambiguità delle manifestazioni divine più antiche della storia etrusca, la multiformità di un’unica divinità, identificabile probabilmente con Veltumna o Voltumna, originaria dell’età del ferro, legata ad aspetti magici, ad elementi naturali e animali, che come altri numi verrà successivamente accostata alle figure delle divinità greche e romane. E in questa multiformità l’X assume i connotati del “per”, del segno matematico della moltiplicazione. Moltiplicazione delle forme, dei segni, degli annunci e dei prodigi da interpretare, dei significati di X..

  

X – RASNA

X – L’OMBRA

X – CLAVIFIXIO

X – PHERSU