- souvenir de Bram Stoker -

di Angelo Airò Farulla ed Elena Fatichenti

3-4 Luglio 2009, SantarcangeloIMMENSA,

Porta Cervese, Santarcangelo di Romagna

 

Tutto un romanzo escluso da un gesto

 

Messa in scena site specific del Dracula di Bram Stoker, la performance prende a pretesto sia la geografia del paese di Santarcangelo di Romagna – nel richiedere per il suo svolgimento la precisione di uno dei luoghi d’accesso alla città – sia la contingenza temporale dell’accadimento “festival”. S’intende infatti dialogare e porsi in relazione alla modalità di svolgimento dell’edizione 2009 del Festival di Santacangelo dei Teatri per quanto concerne l’idea dell’uscire fuori, incontro all’estraneità della piazza.   

… 

Alcune casse da imballaggio sono state scaricate dentro le porte della città. Una di esse ha il coperchio divelto; ne fuoriesce della terra scura che si riversa un poco davanti.

Qualcosa o qualcuno è entrato. Ha lasciato le casse e s’è dileguato. Forse è stato colto da un improvviso, e nella fretta ha rovesciato il contenuto di una di esse. I motivi e le circostanze di tale abbandono possono essere comunque innumerevoli, difficilmente quantificabili. Anche perché la presenza di queste casse sembra essere discreta, silenziosa e quasi vergognosa. Potrebbero anche essere state sistemate appositamente in quell’angolo per non intralciare il passaggio, in attesa di essere rilevate; in realtà non fanno nulla per richiamare l’attenzione.  

Quello della porta è un limite attraversato/attraversabile, ambiguo e reversibile tra l’entrata e l’uscita; luogo di transito e veicolo (alle persone, alla “fruizione” della città). Le casse restano a testimonianza di questo passaggio avvenuto. Qualcosa o qualcuno è entrato. E, probabilmente, non ne aveva il diritto. Sotto una forma impalpabile, immateriale, si spande intorno e modifica, in una forma o nell’altra, l’esistente, il circostante. Non è possibile individuarlo, circoscriverlo. O, almeno, così sembra che debba essere.

L’opera è la cristallizzazione d’un gesto che appare contemporaneamente segnato sia nel reale del luogo ove si trova ad essere, sia nel virtuale della mente delle persone, nei loro sguardi e ricordi ove si trova riflesso. Una quasi – presenza che non è assolutamente un’assenza, ma che in virtù dell’essersi collocata in un punto preciso estende e rinvia la propria efficacia ed azione (la propria forza di rappresentazione) a tutto quanto il paese (a tutto il luogo). 

È l’estraneo, l’altro che, una volta dentro (non) può (più) uscire fuori (dalle casse, dalle case). Come Nosferatu attraversa le mura, va incontro agli abitanti; circola nell’immaginazione altrui prima ancora che nella propria sostanza. È il contagio dovuto ad una reazione, ad un comportamento a seguire, che riecheggia l’identità di teatro e peste suggerita da Antonin Artaud (la stessa peste che accompagna l’arrivo di Nosferatu nel film di Murnau). L’esistenza di queste casse è insidiosa e magnetica quale un cavallo di Troia. Priva di qualità simboliche, tutti quanti sappiamo e neghiamo al contempo ciò che vogliamo rappresentino. Il loro esserci è una simulazione involontaria che si rende semplicemente disponibile ad un’unica, libera, interpretazione ossessiva.

Sarà infatti l’inevitabile reazione e la lettura involontaria del pubblico a creare malgrado tutto il testo a partire da un gesto/presenza che si fa schivo ed indifferente. Anche perché le casse, oltretutto, abitano comodamente il luogo ove si trovano collocate; per usare un’espressione cara a Ciriaco Campus, nella loro presenza “non c’è rigetto ”. Sono il ricordo di una storia (“Dracula ” di Bram Stoker) che, sfruttando la storia presente (il festival dei Teatri), rigenera sé stessa all’interno della sua stessa forma leggermente differenziata: qualcosa d’estraneo e d’altro “corrompe”, trasforma l’atmosfera, la percezione del luogo e il suo abitarlo. Ed è un processo che, una volta innescato, fa perdere il confine tra autore e fruitore, innestando una dinamica reversibile tra indicazione di causa e manifestazione d’effetto.

Ciò che viene a manifestarsi tramite il gesto performativo nient’altro è, infatti, che la presenza de l’ospite, parola ambigua che nella lingua italiana designa sia chi accoglie sia chi viene accolto.