Thanatografia e “passeggio

 

 

enigma teatrale per anagrammi e lampade di wood

 

di Angelo Airò Farulla ed Elena Fatichenti

 

scrittura, anagrammi, colonna sonora, azione: Angelo Airò Farulla

immagine, space and light design, video:

Elena Fatichenti

manifesto: Diego Mazzaferro

 

 

24/25 maggio 2008, Roma, spazio per-formativo arti contemporanee Duncan3.0,

rassegna di arte contemporanea “Giovani Promesse Destinate ad una Fine Certa

curatrice Azzurra De Zuanni

 

opera vincitrice della terza edizione del premio per la radiofonia “Umberto Benedetto – Microfono di cristallo”, organizzato dall’associazione “Personae – Arti e Comunicazione”, centro U.N.E.S.C.O. e sede RAI Toscana, giugno 2007

 

 

Versione scenica dal radiodramma “Morte immaginaria di Vincenzo Bellini”, tratteggiato sulla scia delle vite immaginarie di Marcel Schwob, la performance è una biografia sub specie aeternitatis, costruita per allusioni, dove ciò che è presente sulla scena è visibile solo in quanto si sottrae alla visione stessa.  Vi è in questo un richiamo all’opera di Christo. La falsa copertura che questi costruisce attorno ad un edificio rappresenta e ri-vela l’architettura elaborando dal suo interno la forma affinché questa possa apparire in una nuova luce (soltanto un’operazione, una certa deformazione progettuale, rende visibili le cose per quello che sono). L’intervento che mira al simbolico è artificiale. In questo caso, un soggetto (V.B.) attraversa un luogo familiare e lo ri-vive. E gli oggetti che incontra e che tocca, come ricordi avvolti in un velo, visibili solo in grazia di questo schermo che si frappone tra loro e chi guarda, non appena scoperti, non appena così ricordati, vengono cancellati, spariscono nella stanza. Soggetti ed oggetti coincidono, sfumando l’uno nell’altro. È il senso di una mancanza che insiste tra le pieghe del racconto; qualcosa che stenta a riaffiorare, o che, imprevista, viene a noi come quell’albero, solitario, eppure compresente a sé stesso in due apparizioni identiche, scorto da M. Proust in un passo de La ricerca. È come se una vita aspettasse senza riceverlo un senso dalla storia che ne verrà in seguito raccontata. Messi in relazione sono il senso inafferrabile d’un vissuto, irriducibile ad ogni scrittura, e le differenti trame che nel ricordo di questo o quel vivere si possono rivelare. È la coesistenza e l’efficacia di memoria ed oblio nell’elaborare insieme un racconto, come l’alternarsi di vita e morte nel ciclo dell’esistenza, che qualificano ogni ri-evocazione storica come un tradimento dell’Originale (dove il tra-dire è inteso come un dire attraverso).