di Angelo Airò Farulla ed Elena Fatichenti

 

suono e scrittura: Angelo Airò Farulla

site specific: Elena Fatichenti

 

opera vincitrice della quarta edizione del Premio Internazionale della Performance, organizzato dalla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento in collaborazione con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara per la capacità – attraverso l’uso dell’intero spazio architettonico del teatro e dei suoi meccanismi di attenzione – di attivare un sentire collettivo con un’abile macchina del tempo ” (motivazione della giuria).

Giuria composta da: Gian Marco Montesano (presidente di giuria e direttore artistico del Teatro Stabile dell’Innovazione di Pescara), Carlo Antonelli (“Rolling Stone ”), Helena Kontova (“Flash Art ”), Catherine Wood (curatrice di arte contemporanea e performance alla Tate Modern Londra), Franco Oss Noser e Fabio Cavallucci (direttore della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento).

 

10/11 ottobre 2008, Trento, Teatro Sociale

 

 

Messa in scena site specific dell’opera di Giuseppe Verdi che prende a soggetto il Teatro Sociale di Trento, teatro lirico, struttura nata in funzione del melodramma, e in ogni caso suo tempio precipuo. La performance consiste nella simulazione d’una rappresentazione d’epoca con tanto di agitazioni di piccionaia. L’atto scenico fa affiorare dal luogo un qualcosa in lui nascosto ma esistente. La storia è infatti nello spazio, come simultaneità cata-strofica, stratificata d’eventi passati, presenti e futuri. Il discorso allora non è semplicemente storico, ma specifico. Anche se Questo fatto (Nabucco, marzo 1842) non è avvenuto in Questo teatro, lo spazio viene ri-velato per via di Questo gesto che compiendosi manifesta l’ “ideale” del luogo. L’atto performativo realizza una Copia, il Simulacro del luogo tramite quel gesto custode del mito. Ri-velare appunto, come velare due volte, scoprire e celare allo stesso tempo. Si vengono a creare così due presenti paralleli. Un altro evento in un altro luogo (altro perché vissuto diversamente) del tutto simile a quello che ci ospita; “è lui, ma è uguale”. Una sorta di paradosso dì identità, un gioco di scatole cinesi bidimensionali. C’è una crepa, un disagio del sito, un suo trans-formarsi. E nello stesso tempo il gesto scapigliato del loggione è lo stesso che allora, giungendo al medesimo effetto. Un risultato a due cause incongruenti che è ironia del teatro (come luogo di visione), che è citazione del contesto, l’atto stesso del citare realizzato in diretta, sradicando l’evento dal suo contesto naturale per riposizionarlo in quello stesso contesto. Ed in questo sradicare e riposizionare c’è il tempo della tra-dizione e del tra-dimento, del dire attraverso; e c’è l’evento dell’alterità e dell’identico.